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Secondo Casadei
La storia del M° Secondo Casadei tratta dal libro "La romagna del ballo" del M° Gian Piero Cicognani

«La storia musicale di Aurelio Casadei detto Secondo (S. Angelo di Gatteo, 1.04.1906 - Forlimpopoli, 19.11.1971) inizia attorno al 1916 quando decise di apprendere le prime nozioni di solfeggio e di violino da Arturo Fracassi, divenuto in seguito un apprezzato liutaio.

A tredici anni iniziò a frequentare la Scuola Comunale di Musica di Cesena, prima col prof. Achille Alessandri, in seguito con Emilio Gironi senza terminare gli studi musicali.  Si dedicò alla musica da ballo suonando, nei primi anni '20, col fratello Dino che lo accompagnava alla chitarra. Le occasioni per suonare erano le veglie, le serenate e le piccole feste paesane. Il compenso era quasi sempre in sentimenti e natura: affetto, sorrisi di ragazze, qualcosa da mangiare.

A quindici anni debuttò nell'orchestra di Aurelio Bazzocchi, contrabbassista, ricompensato con 4 lire, per una serata a Borella di Cesenatico nel locale della Società Mutuo Soccorso. Nel periodo successivo al carnevale del 1922, un altro ingaggio gli consente di suonare a Fiumicino nel locale di Berardi detto Piguroin con l'orchestra di Angelo Baldacci detto Scanapeini. L'incontro con i gambettolesi Giovanni Fantini, chitarrista dilettante, ed il padre Giuseppe, clarinettista, gli consentì di formare un trio poi ingaggiato per musicare i film al Cinema-Teatro Verdi di Gambettola, gestito da Gigino Abbondanza.

Nel Carnevale del 1923 fece parte di una piccola orchestra guidata da Arturo Fracassi, suo vecchio maestro. Fracassi era primo violino, Walter Faini secondo violino, Ivan Battistini al clarinetto, Francesco Bugli alla chitarra e Secondo Casadei -incredibile!- al contrabbasso. Suonarono a Sant'Angelo, San Mauro Pascoli, Fiumicino, Gambettola, Sala, Savignano sul Rubicone.

Dal 1924 al 1928 fece parte, come secondo violino, del gruppo di Emilio Brighi, figlio di Zaclèn. Fu Giuseppe Fantini, clarinettista del gruppo, a presentare il giovane Secondo Casadei al capo-orchestra. La sua prima uscita, con questa rinomata orchestra romagnola, fu nel 1924 a San Martino di Villafranca dove Secondo casadei eseguì, in assolo e con successo, la Mazurka variata di Migliaccia. Gli ultimi giorni di Carnevale del 1924, segnati dal freddo e dalla neve -come racconta Secondo Casadei nel suo diario- videro l'orchestra di Emilio Brighi esibirsi alla Sala Ronconi di cesena. Nello stesso anno Secondo Casadei mise assieme, per le piccole feste ed occasioni di minore importanza, un gruppetto da lui guidato e composto da Giuseppe Fantini al clarinetto, Giavanni Fantini alla chitarra e, quale precursore del jazz in Romagna, il batterista Edgardo Gusella di Cesenatico.

È del 1927 una foto che ritrae un tipico quartetto jazz composto da Secondo Casadei al violino , accompagnato da sax, piano e batteria mentre si esibisce la domenica pomeriggio all'albergo-dancing Rubicone di Gatteo a Mare; la sera si esibiva al Bar Norge, una balera su palafitte a Bellaria. È ancora ricordata una formazione guidata da Casadei, che si esibiva nel medesimo locale -forse l'anno successivo- e composta da Giuseppe Fantini al clarinetto, Augusto Orlandi di Gatteo al secondo violino, Giovanni Fantini alla chitarra, Zangheri detto Gauda alla batteri e Primo Lucchi detto Balilôun al sax.

Nel 1928 scrisse i primi due brani: Nuvolari, one step ispirato al grande campione automobilistico delle Mille Miglia e Cucù ispiratogli dal canto del cucùlo. La canzone Nuvolari venne eseguita, per la prima volta, il giorno seguente la sua composizione. Ecco il paso del diario di Secondo Casadei. <La sera stessa andammo a suonare a Case Finali di Cesena, presentammo entusiasti la canzone al pubblico e fu un vero trionfo, anche perché Nuvolari era in quel momento l'idolo della folla. A quell'epoca Case Finali era un po' come la Scala di Milano, una sala che richiamava molto pubblico, chi aveva successo lì entrava nelle grazie di tutti i paesi dei dintorni.>. Nel valzer Cucù si ritrova, nell'esposizione dei temi melodici, un giusto equilibrio tra violino, clarinetto e fisarmonica. Equilibrio che ricorda l'antesignano Zaclèn e che sarà presto abbandonato in favore di un clarinetto sempre più marcato, virtuosistico e sfacciato.

Nel 1930 formò una sua orchestra, con strumentazione jazzistica, che era così composta: Secondo Casadei (primo violino); Guido Rossi detto Poiali (clarinetto in Do); Elmo Bonoli detto Manàga (secondo violino); Givanni Fantini detto Pizaréin (banjo); Primo Lucchi detto Balilôun (sax contralto); Olindo Brighi detto Faraôun (contrabbasso). Poco dopo si aggiungerà Leo Sirri alla batteria.

Il canto divenne possibile con l'uso del megafono di cartone o di latta e, successivamente, con l'introduzione del microfono. La parte cantata nei brani di Secondo Casadei veniva eseguita dallo strumentista con la voce più gradevole. Negli anni '30 fu Giovanni Fantini, suonatore di banjo e chitarra, a ricoprire questo ruolo. Solo in un secondo tempo il cantante divenne un elemento a sé stante nell'orchestra tipica romagnola. Una testimonianza di Givanni Fantini, raccolta nel libro Lo Strauss di Romagna. Le avventure di Secondo Casadei di Leandro Castellani, informa dell'atmosfera che regnava nelle sale da ballo di quegli anni.

<Facevamo una sigla cantata e io presentavo il nostro complesso: "L'Orchestra Casadei inizia il suo programma di musica romagnola e di canzoni". Poi il Maestro dava il via. Si facevano tre o quattro pezzi, un intervallo di due o tre minuti e si ricominciava, sempre così. Poi la pausa. Si smetteva verso le sei e mezza, sette, e si ricominciava alle otto. In certi posti, in campagna, volevano ricominciare prima, perché tutti 'sti contadini non sapevano dove stare. In quelle sale non era come adesso che ci sono i tavoli, le sedie, e la gente si mette a sedere e prende la sua consumazione. Allora non c'era niente, al massimo una panca di legno alla parete. E d'inverno tutte 'ste donne che avevano due o tre figlie, dovevano stare con i cappotti in braccio, nella bracciata, in piedi sino al mattino, poverette! Qualche sedia intorno c'era nella Rimbomba di Cesena, la sala dei repubblicani, la chiamavano Rimbomba perché rimbombava. E poi, oltre i cappotti, c'erano le scarpe. Perché in quei posti, chi partiva da casa per arrivarci, doveva fare due o tre chilometri di campagna, tutte strade bianche, anzi viottoli con fango spaventoso. E partivano da casa con gli zoccoli o con un paio di scarpacce da lavoro. E poi quando arrivavano fuori dalla porta della sala, se le cambiavano. Così le mamme dovevano reggere anche la sporta con tutte le scarpe>.

Il braccio destro di Secondo Casadei, soprattutto nella scrittura dei testi delle canzoni, fu Primo Lucchi, autore fra l'altro di famosi brani come Sturneli ad Rumagna e A sëm di Rumagnul. Il primo disco venne inciso per la Fonit: ospitava da un lato Nuvolari e dall'altro Gemma blu. Poi seguirono le incisioni di Attenti al treno, Romagnolo, Capriccioso, Capinera, Burdëla avêra. Quando lasciò la Fonit, nel 1930, per passare alla Voce del Padrone incise incise, fra le altre, Richiamo, Non ti scordar, Vandemiadora, Un bès in bicicleta, Adriana, Balla la mazurka, Tramonto e tante altre dedicate alla ragazza Maria, che sposerà nel 1935.

Nell'agosto del 1930 la popolarità dell'orchestra Casadei ebbe, in Romagna, un balzo in avanti in conseguenza della vittoria di una disfida musicale fra varie orchestre locali svoltasi a Fratta Terme. In conseguenza di quella vittoria iniziarono ad arrivare numerosi contratti. La forza dell'orchestra Casadei fu da tutti ricondotta alla sua maggiore professionalità. La stabilità e continuità nella formazione orchestrale, la voglia di fare spettacolo, il modo di presentarsi sempre in perfetta divisa furono i motivi che fecero preferire l'orchestra Casadei alla altre e ne decretarono il successo.

Dal 1930 al 1940 Casadei compose più di 230 pezzi. Nel 1937 ruppe il contratto con la Voce del Padrone e passò alla casa discografica Odeon, dove incise Sangue Romagnolo, Torna Maggio, Rubicone, Filomena, Giampiero, tutte le Marie e Marianne dedicate alla moglie. dello stesso periodo furono Rondinella, Bella figlia romagnola, A sëm di Rumagnul, Vieni sul mar. Molti dei brani strumentali di Secondo Casadei portano un nome di persona, così come fece Emilio Brighi dando un nome maschile o femminile ad ogni brano del repertorio del padre Carlo, fino ad allora distinto da un numero.

Nel 1940 l'orchestra di Secondo Casadei era composta da Olindo Brighi, Guido Rossi, Vittorio Borghesi, Elmo Bonoli, Primo Lucchi, Anselmo Fenati, Givanni Fantini e Orlando Bargossi. Nelle formazioni fino ad ora citate, si notano nomi di validi musicisti che andranno a guidare nuove orchestre costituendo, nel tempo, un vero esercito di orchestrali dedito al repertorio romagnolo.

Nei primi anni '50 -come è possibile dedurre da una foto che la ritrae ad un "Veglione del valzer"- l'orchestra di Secondo Casadei era composta da Marino Gori e Domenico Bucchi alle trombe, Guido Rossi al clarinetto, Elmo Bonoli e Iris Mordenti ai violini, Carlo Baiardi al sax, Terzo Fariselli al contrabbasso, Pietro Battelli alla chitarra, Pasquale Vincenzi alla fisarmonica, Nevis Bazzocchi alla batteria e, novità, dalla cantante Arte Tamburini. L'orchestra Casadei, ricalcitrante ad adeguarsi alle nuove mode provenienti dall'America, ogni volta che tentava di proporre il proprio repertorio tradizionale veniva immediatamente subissata dai fischi che la rifacevano tornare ai ritmi moderni, primo fra questi il richiestissimo boogie-woogie. Solo qualche valzer classico -tratto da qualche operetta famosa, come La vedova allegra di Lehar- poteva essere accettato. Per i valzer, le polke e le mazurke romagnole sembrava la fine. Invece, ciò che stava per finire, in Italia, era l'epoca dello swing. Dal testo della canzone a valzer Il liberatore -del tutto autobiografica e ispirata a quei momenti- è possibile cogliere lo spirito e il messaggio "liberatore" di Secondo Casadei.

Nell'immediato dopoguerra si tornò rapidamente alla canzone italiana -o meglio regionale- con uno spirito del tutto provinciale. Negli anni Cinquanta vi erano, da un lato, compositori che scrivevano in dialetto per ottenere un miglior realismo poetico -primo tra questi Domenico Modugno- e, dall'altro, coloro che ricalcavano un folclore da cartolina su stereotipi e modelli culturali ormai superati. Secondo Casadei fu così tenace nel proseguire sulla sua strada che riuscì a creare un genere riconosciuto ed un mercato musicale invidiabile. La musica da ballo romagnola venne, in quel periodo, chiamata "liscio" senza una vera ragione, come spesso succede nella definizione dei generi musicali. I motivi più eseguiti in quegli anni furono Fiaccola, W la polca, Miss 48, Atomica N.3, La vera Torricelli, la polka Alla Fiora, Bèli fiôli. Poi Fuga, il brano in 2/4 che potrebbe essere considerato un galop: una sorta di polka veloce che rimanda al fuggi fuggi di Carlo Brighi ed eseguito al termine di ogni veglione.

Secondo Casadei, nel 1954, compose Romagna mia -inizialmente l'aveva intitolata Casetta mia- incisa nel 1955, con le voci di Fred Mariani ed Arte Tamburini. Romagna mia è la canzone più conosciuta di Secondo Casadei, la più ballata dagli italiani e la più eseguita dalle orchestre (rendiconto SIAE 1991). La volontà di Secondo Casadei di non lasciarsi condizionare dai balli americaniè, nuovamente, dichiarata nella mazurka Balliamo all'italiana. Il motivo sembra essere tratto dalla più famosa canzone La filanda, rifatto in tempo di 3/4. Le parole della canzone dicono: Balliamo all'italiana / e un pò alla paesana / e non soltanto ritmo / di rock e boogie / all'americana...

Nel 1955 la formazione era composta da Secondo Casadei,Germano Mariani, Pino Flamigni clarinettista e cantante, Carlo Baiardi, derna Bondi, Arte Tamburini, Nevis Bazzocchi, Dino Ceredi. In quel periodo incisero Mezzogiorno, Marirosa e Carnevale romagnolo, un valzer nel cui si destreggia abilmente il clarinetto sostenuto da un melodico sax. Radio Capodistria, nel 1958, lanciò Romagna mia in un programma intitolato "Musica per voi" -una trasmissione di musica con richieste e dediche augurali- decretando il definitivo successo popolare della canzone e dell'orchestra.»